24/11/2016  AAA cercasi volontari per Natale

 

La Fondazione Un Raggio di Luce Onlus cerca volontari per confezionare pacchetti regalo presso i punti vendita Mister Wizard nel periodo natalizio. Unisciti a noi!

 

La Fondazione Un Raggio di Luce Onlus cerca volontari dal 27 novembre al 24 dicembre per l‘iniziativa "Natale con Un Raggio di Luce".

Saremo presenti nei due punti vendita Mister Wizard (v.le Adua e via Fermi) per sensibilizzare la clientela e raccogliere fondi per sostenere i nostri progetti per la tutela e la promozione dei diritti umani fondamentali, in particolar modo delle donne e dei bambini, in tutto il mondo. Come? I nostri volontari realizzeranno i pacchetti regalo dei clienti, a fronte di una libera donazione.

 

Chiediamo ai volontari di coprire turni di 3-4 ore nelle giornate di:

domenica 27 novembre

sabato 3 e domenica 4 dicembre

giovedì 8 dicembre

sabato 10 e domenica 11 dicembre

sabato 17 e domenica 18 dicembre

da lunedì 19 a venerdì 23 dicembre

sabato 24 dicembre

 

L‘orario da coprire è dalle 9 alle 13 e dalle 15.30 alle 19.30, bastano poche ore a testa e ce la facciamo! 

 

Più pacchetti regalo confezioneremo, più aiuteremo le popolazioni in difficoltà! 

Anche solo qualche ora può fare la differenza per tanti bambini e famiglie in Italia e nel mondo.


Diventa protagonista della campagna e coinvolgi i tuoi amici! 

 

Puoi inviare la tua disponibilità specificando nome, cognome, telefono, punto vendita prescelto e disponibilità via e-mail a fondazione@unraggiodiluce.org o chiamando i numeri di telefono 0573.31291 - 335.6106438.

Grazie fin da ora per la tua collaborazione, preziosa per noi, ma soprattutto per tutti coloro che cerchiamo di aiutare. 
Ti aspettiamo!

 

 

 

 

24/11/2016  Mister Wizard con Un Raggio di Luce Onlus: curare le mamme e i bambini

 

Nei villaggi di Kario, Rim, Yalgo e Dissin in Burkina Faso una donna che aspetta un bambino sa che i centri sanitari a cui rivolgersi per una visita ginecologica sono lontani ed inadeguati, le vie per raggiungerli disagiate e il personale sanitario carente e scarsamente preparato. In Burkina Faso le madri muoiono per malattie facilmente curabili perché vivono lontano dagli ospedali, perché gli ospedali sono pochi e pochi sono medici e infermieri perché mancano informazioni. Molte di queste morti sarebbero evitabili se ci fosse un‘assistenza sanitaria accessibile e adeguata. In Burkina Faso il numero di donne decedute per complicazioni legate alla gravidanza è 371 per ogni 100.000 bambini nati vivi e rappresenta il 15% delle morti delle donne in età fertile. 

 

 

La Fondazione Un Raggio di Luce Onlus opera per la promozione della salute e dei diritti delle donne e dei loro bambini, in modo particolare per le donne di comunità disagiate e geograficamente isolate, assicurando loro l‘accesso ai servizi di ostetricia, alle cure prenatali e post natali, alla prevenzione e diagnosi del cancro alla cervice uterina. Un Raggio di Luce Onlus si impegna nella diffusione della cultura della salute all‘interno delle comunità, nel rafforzamento dei sistemi sanitari locali, nel potenziamento del programma nutrizione indirizzato a mamme e bambini. L’intervento agisce su più livelli: quello delle strutture sanitarie, col miglioramento della qualità delle cure alla madre e al neonato attraverso la costruzione e la riabilitazione di strutture dedicate, la fornitura di attrezzature e farmaci e la formazione al personale; quello comunitario, con attività di sensibilizzazione rivolte alla popolazione sul tema della maternità sicura e la corretta nutrizione e con la promozione di visite prenatali e post natali.

 

Garantire il diritto alla salute a comunità rurali isolate come quelle di Kario, Rim, Yalgo e Dissin significa dare opportunità, dignità, rispetto e speranza. Dare la possibilità a queste donne di prendersi cura della loro salute significa responsabilizzarle, pensare sempre e ovunque al bene dei figli e della famiglia che poi è la motivazione che muove ogni donna. È una sfida che chiede l’impegno di tutti, anche di mamme e bambini dei Paesi più fortunati. Si parla di vite salvate. Basta davvero poco. Perché non provarci?

 

Questo Natale assicura insieme a noi cure, strutture e formazione a centinaia di mamme e bambini in Burkina Faso. Incarta il tuo regalo da Mister Wizard.

 

 

 

22/11/2016  I vincitori del Premio Nazionale Antonino Caponnetto 2016

 

Un giorno, quello del 6 dicembre, anniversario della morte del giudice, di incontri e dibattiti legati al Premio: si parte la mattina con gli studenti delle scuole superiori pistoiesi fino alla cerimonia ufficiale di premiazione che si terrà nel tardo pomeriggio nella Sala Comunale del Palazzo Comunale. Il Premio, organizzato dal 2011, è promosso dalla Fondazione Un Raggio di Luce Onlus, dal Centro di Documentazione e di Progetto “Don Milani” di Pistoia e dalla Fondazione Antonino Caponnetto di Firenze con il patrocino della Città di Pistoia, della Provincia di Pistoia e della Regione Toscana.

 

L’iniziativa intende testimoniare sostegno, gratitudine ed affetto a quegli italiani/e che hanno offerto una testimonianza d’impegno, coerenza e coraggio particolarmente significativa nel campo della legalità e dell’impegno sociale e civile, dando voce ai premiati che, come sempre, porteranno la loro testimonianza diretta nella nostra città. Scopri chi sono i vincitori dell‘edizione 2016, scarica il programma e unisciti a noi!

 

I vincitori dell‘edizione 2016

 

Angelo Corbo

 

E’ stato uno dei poliziotti della scorta di Giovanni Falcone, uno dei tre sopravvissuti alla strage di Capaci del 23 maggio del 1992, costata la vita a Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre uomini della sua scorta. Angelo Corbo era in una delle macchine sbalzate in aria, come fossero niente, da un’infernale esplosione. Corbo era entrato a far parte della scorta di Falcone ad appena 24 anni, nel 1990, il giorno della strage non ne aveva compiuti ancora 27. Oggi è ispettore Capo della Polizia, medaglia d’oro al valore civile. Corbo ha recentemente pubblicato: "Strage di Capaci. Paradossi, omissioni e altre dimenticanze", Diple edizioni, 2016. Qui egli analizza gli aspetti umani della strage, le emozioni di quel momento, e soprattutto apre una finestra sull‘atteggiamento dello stato italiano verso le vittime, sviscerandone alcuni aspetti critici. Attualmente gira per le scuole per portare la sua testimonianza come contributo ulteriore alla lotta alla mafia.

 

Gregorio De Falco

 

Nato a Napoli nel 1965, fin da giovane ha amato il mare e le barche a vela. Dopo la laurea in giurisprudenza all’ Università Statale di Milano ed alcune esperienze in studi legali, ha partecipato e vinto il concorso a nomina diretta per Ufficiale della Marina Militare, Corpo delle Capitanerie di Porto. Nel 1994 è entrato all’ Accademia Navale di Livorno con il grado di Sottotenente di Vascello. Negli anni, attraverso la Sala Operativa della Capitaneria di porto di Livorno, ha coordinato personalmente centinaia di soccorsi marittimi accumulando una grande esperienza. Così il personale della Sala operativa la notte tra il 13 ed il 14 gennaio 2013, non esita a chiedere il suo intervento quando al Giglio si profila una situazione difficile per una nave da crociera con migliaia di persone a bordo. Non era Ufficiale di Servizio quella sera, quando, intorno alle 22.30, fu chiamato nel suo alloggio per assumere il coordinamento dei soccorsi, poi mantenuto, nonostante il sopraggiungere di Ufficiali di grado più elevato e dei responsabili regionali del soccorso marittimo.

 

Cesare Moreno

 

“Maestro di strada”, prima di tutto. Insegnante sui generis, fondatore insieme con sua moglie Carla Melazzini, anche lei insegnante e scomparsa nel 2009, del “Progetto Chance”: iniziativa di capitale importanza sociale e volta alla neutralizzazione della dispersione scolastica nei quartieri più difficili della città di Napoli. Un’opera attiva ormai da anni e realizzata grazie alla preziosa collaborazione di operatori, educatori, insegnanti, dirigenti, “genitori sociali”, psicologi e volontari, in grado di riportate nuovamente a scuola, tra i banchi, centinaia di ragazzi, considerati aprioristicamente da insegnanti tradizionali come definitivamente “dispersi” e invece giunti fino al diploma. “Dalla crepa di un muro in rovina può sbocciare un fiore meraviglioso”: è una delle frasi scritte da Carla Melazzini nel libro dal titolo “Insegnare al principe di Danimarca”, edito da Sellerio nel 2011, vincitore del Premio Siani 2011 e curato appunto da Cesare Moreno, cuore pulsante del Progetto Chance. Nel suo infaticabile impegno di educatore in territori difficili spesso dominati dalla criminalità organizzata, ha accettato la presidenza della Fondazione don Lorenzo Milani di Lungro, in un’altra terra difficile, la Calabria.

 

 

 

15/11/2016  Premio Caponnetto per la Cultura della Legalità 2016

 

La Fondazione Un Raggio di Luce Onlus, il Centro di Documentazione e di Progetto “Don Milani” di Pistoia e la Fondazione Antonino Caponnetto di Firenze organizzano la sesta edizione del Premio Nazionale Antonino Caponnetto per la Cultura della Legalità in memoria del giudice Caponnetto che fece di Pistoia la sua città di adozione, avendovi abitato per circa trent‘anni e avendovi trovato la compagna della sua vita, la signora Elisabetta Baldi Caponnetto. Il Premio si svolge martedì 6 dicembre, anniversario della morte del giudice, con un incontro dedicato agli studenti delle scuole superiori pistoiesi al Piccolo Teatro Mauro Bolognini e con la cerimonia ufficiale di premiazione nella Sala Maggiore del Palazzo Comunale.  

 

Da 6 anni l’iniziativa intende testimoniare ammirazione, gratitudine ed affetto a quelle personalità italiane che hanno offerto una testimonianza d’impegno, coerenza e coraggio particolarmente significativa nel campo della legalità, della cultura e dell’impegno sociale e civile. L’iniziativa cerca infatti di promuovere la cultura della legalità, dando voce a tutti i premiati che, come sempre, porteranno la loro testimonianza diretta alla nostra città.

 

I vincitori di questa edizione verrano resi noti nella conferenza stampa del 22 novembre. 

 

Scopri di più sull‘iniziativa e conosci i vincitori delle passate edizioni 

 

 

 

09/11/2016  Educazione finanziaria: formazione di formatori

 

L’obiettivo del progetto “Educazione finanziaria come strumento d’inclusione socioeconomica: formazione di operatori in Piemonte” è offrire agli operatori sociali della Regione Piemonte strumenti metodologici e formativi che permettano di contrastare il disagio sociale delle famiglie del territorio in cui operano.

 

Considerata l’estrema importanza di svolgere un’azione di vera lotta all’esclusione economica, al fine di aumentare la consapevolezza e prevenire situazioni di sovraindebitamento, RITMI, di cui la nostra Fondazione fa parte, propone un percorso formativo strutturato in cinque moduli:

  • Bilancio Familiare
  • Alfabetizzazione Finanziaria
  • Gestione del Risparmio
  • Fonti di Finanziamento
  • Servizi a Supporto della Creazione d’Impresa

Il percorso formativo, rivolto a un massimo di 25 operatori, è stato disegnato in base alle migliori pratiche italiane nell’ambito dell’educazione finanziaria, si svolgerà su 20 ore in 5 giornate di 4 ore ciascuna e fornirà agli operatori strumenti ed approcci innovativi per accompagnare persone in situazione di fragilità economica.

 

PARTECIPANTI
Il percorso formativo è rivolto a: operatori sociali, operatori di microcredito, coordinatori di volontariato e persone volontarie che lavorano con persone e famiglie in situazione di fragilità economica.

 

COSTI
La prima edizione del percorso formativo sarà disponibile gratuitamente grazie al contributo della Compagnia di San Paolo

 

Consulta il programma per scoprire le date degli incontri!

 

 

 

08/11/2016  MAJI SAFI: acqua pura e potabile per la popolazione tanzaniana

A volte sottovalutata, in molti casi sprecata, l’acqua è un bene il cui accesso è fondamentale per ogni individuo e comunità. Purtroppo non per tutti questa risorsa è una certezza: solo 6 persone su 10 in Africa hanno accesso ad acqua pulita.

 

La Tanzania è il Paese più grande dell‘Africa orientale, con oltre 52 milioni di persone. A causa del clima caldo e secco l’acqua potabile scarseggia e 23 milioni di persone in Tanzania non hanno accesso all‘acqua potabile. In genere, le donne e i bambini trascorrono più di due ore al giorno per raccogliere l‘acqua, e impegnano fino a sette ore di cammino nelle aree più remote. Solo il 15% della popolazione può accedere  ai servizi igienici. Questo è un grave problema per la salute di milioni di persone, soprattutto dei più piccoli. Oltre 4.000 bambini sotto i cinque anni muoiono ogni anno per malattie gastrointestinali prevenibili causate dalla mancanza d’ acqua e di servizi igienico-sanitari. Per non parlare degli impatti negativi  in materia di istruzione, mezzi di sussistenza e benessere. 

 

 

Con il progetto “MAJI SAFI: acqua pura e potabile per la popolazione, realizzato in collaborazione con il Centro Mondialità Sviluppo Reciproco di Livorno, abbiamo fornito acqua potabile ad oltre 2mila persone nel distretto di Bahi, regione di Dodoma. Abbiamo costruito due pozzi, formato la comunità locale alla gestione e manutenzione dell’impianto idrico e al corretto uso dell’acqua, soprattutto per quanto riguarda sanità e igiene.  In particolare abbiamo cambiato la vita di centinaia di donne che con questo progetto vedono diminuire in modo notevole la distanza da percorrere ogni giorno per le loro necessità familiari e quella di centinaia di bambini che possono trascorrere la maggior parte del loro tempo a scuola ed intorno alla scuola e non affrontare la fatica dell’approvvigionamento e del trasporto dell’acqua prima di andare a lezione, o perdere giorni di scuola per le malattie prese provocate dall’uso di acqua contaminata.

 

 

MAJI SAFI: acqua pura e potabile per la popolazione tanzaniana

 


 

 

 

19/10/2016  Buon viaggio Suor Elvira!

 

Si è conclusa mercoledì 18 ottobre la terza campagna "SARA MBI GAZO: aiutami a diventare uomo" promossa dalla Fondazione Un Raggio di Luce Onlus e dedicata alla serenità e al futuro dei bambini e delle famiglie della fraternità Kizito fondata da Suor Elvira Tutolo in Repubblica Centrafricana. Per l’occasione, Suor Elvira Tutolo, suora missionaria impegnata da ventisei anni in Africa e da quindici in un progetto che nella cittadina di Berberati aiuta i ragazzi di strada in uno dei paesi più poveri del mondo, è tornata a Pistoia per passare un periodo di visita e di riposo.  

 

Suor Elvira ha dedicato questa sua breve presenza pistoiese ad una serie di incontri aperti a tutti. Il primo si è svolto sabato 15 ottobre alla Chiesa di San Piero di Agliana e ha visto protagonisti 150 bambini e ragazzi della parrocchia che hanno inaugurato l’inizio delle loro attività di catechismo proprio con suor Elvira. Da quest’anno la parrocchia di don Paolo Tofani ha deciso di abbracciare il progetto Kizito promuovendolo e sostenendolo con varie iniziative. Il sabato è continuato con la cena di raccolta fondi a favore del progetto Kizito organizzata con la Casa della Solidarietà Onlus di Quarrata che da tre anni collabora con la Fondazione Un Raggio di Luce Onlus per il sostegno a suor Elvira: si è creata una bella relazione che entrambi le parti desiderano mantenere ed incrementare. La cena ha permesso di raccogliere 1.460 euro da destinare al progetto Kizito. Importante anche la solidarietà della parrocchia di Vignole che anche questa volta ha accolto la missionaria durante la messa mattutina domenicale salutandola, poi, mercoledì sera con i ragazzi del gruppo giovani della parrocchia. In tutto la campagna ha permesso di raccogliere 2.500 euro da destinare al progetto Kizito.

 

Grazie a tutti per la collaborazione e l‘accoglienza riservata a suor Elvira, preziosa per noi, ma soprattutto per tutti coloro che insieme a lei cerchiamo di aiutare. 

 

Suor Elvira a Pistoia

 

 

 

13/10/2016  Lotta alla malnutrizione: Timberly e suo figlio ce l’hanno fatta

 

Timberly è una delle mamme africane che ha preso parte al “gruppo delle farinate” nel villaggio di Yalgo (Burkina Faso) e che grazie alle ricette imparate, alla sua tenacia e al suo impegno è riuscita a salvare la vita di suo figlio che a soli 10 mesi ha cominciato a soffrire di diarrea e a perdere peso. La soluzione salina che il Centro Sanitario del villaggio le fornisce non dà i risultati sperati, Timbery decide allora di iscriversi al “gruppo delle farinate” di Yalgo organizzato gratuitamente per le mamme dalla Fondazione Un Raggio di Luce Onlus. Frequenta le lezioni, ascolta con attenzione le ricette che le vengono insegnate e una volta terminati gli incontri continua ad impegnarsi anche a casa. Si procura tutti gli ingredienti necessari (farina di arachidi, pesce, olio ecc…) e ogni giorno con costanza prepara la farinata proteica per il suo piccolo. Gliela dà tre volte al giorno e ogni volta che lui ha fame. Piano piano il bimbo riprende peso, vitalità e voglia di giocare e anche la paura di Timbery passa nel vedere suo figlio tornare in forma.

 

La storia di Timberly è quella di tutte le 409 mamme e i loro 409 bambini che in questi mesi hanno partecipato ai “gruppi delle farinate” realizzati dalla Fondazione Un Raggio di Luce nei villaggi di Kario, Yalgo, Dissin e Rim, ossia momenti in cui i nostri operatori insegnano alle mamme dei bambini malnutriti ricette semplici e accessibili, perché pensate con alimenti a basso costo facilmente disponibili nel territorio, affinché possano entrare nelle loro abitudini e soprattutto possano cambiare il modo di nutrirsi dando un contributo forte alla lotta contro la malnutrizione. In un paese come il Burkina Faso, in cui la malnutrizione cronica tocca il 30% dei bambini e quella acuta  il 10%, insegnare la nutrizione corretta significa avviare un percorso di cambiamento per il futuro del paese.

 

 

 

11/10/2016  Filippine: mattanza di stato

 

Rodrigo Duterte, presidente delle Filippine dal 30 giugno 2016, non è il tipo da trincerarsi dietro il linguaggio diplomatico. Se in meno di sette settimane la polizia e i paramilitari hanno ucciso quasi duemila persone considerate, a torto o a ragione, protagoniste di storie di droga, lui reagisce così alle critiche: «Dimenticate le norme sui diritti umani. Da presidente faccio quello che ho fatto come sindaco. Spacciatori, rapinatori, sfaccendati perdigiorno: è meglio che ve ne andiate. O vi consegnate o vi ucciderò».

 

È tutto ufficiale quanto sta accadendo nelle Filippine, messo nero su bianco negli atti parlamentari. Per l’esattezza sono 1.916 al 22 di agosto scorso. Il numero uno delle forze di repressione ha spiegato che 716 ammazzati vanno attribuiti direttamente ad agenti di polizia, gli altri 1.200 sono vittime di «operazioni condotte al di fuori del controllo della polizia». Sono i “vigilantes”, cioè i paramilitari: arrivano sul luogo di operazione con tre o quattro moto senza targa, in borghese, e sparano ancora prima di parlare. In 42 giorni 1.916 morti ammazzati significa una media di oltre 45 al giorno. Ovviamente, quanto sta accadendo nelle Filippine ha suscitato interrogativi e prese di posizione sia all’interno del Paese sia nel resto del mondo. La voce più critica viene dalla senatrice Leila de Lima, la presidente della commissione diritti umani. Ma Rodrigo Duterte non si è scomposto e risponde in modo sprezzante a chiunque non applauda le sue scelte politiche. Anche se le critiche vengono da organizzazioni internazionali a cui le Filippine aderiscono. 

 

I risultati del predecessore di Duterte, Benigno Aquino III, non lasciavano immaginare questa deriva populista. Negli anni di Aquino, le Filippine hanno espresso una capacità di sviluppo come poche altre nazioni: dal 2010 al 2015 gli investimenti stranieri sono cresciuti in modo esponenziale, l’inflazione è rimasta bassa, il deficit import-export in riduzione, la valuta stabile, le rimesse dei milioni di emigrati in costante aumento. Nel 2015 ha occupato il quarto posto nel mondo come tasso di crescita, nel primo trimestre del 2016 è stato il Paese asiatico a crescere al più alto ritmo. Risultato: la classe media si è espansa, la povertà è diminuita. Nulla faceva prevedere questa deriva. In realtà, le Filippine non hanno risolto il loro principale problema. Le scelte politiche del Paese e gli uomini che comandano vengono cioè sempre dalle stesse famiglie. In 73 delle 81 province in cui è diviso l’arcipelago, si ritrovano da sempre nei posti di responsabilità locale e nazionale i rappresentanti di 178 cognomi. Sono loro a far eleggere nel parlamento nazionale il 70 per cento dei membri. E il 40 per cento dei ricchi è riuscito negli ultimi dieci anni a convogliare nei propri affari il 75 per cento della ricchezza prodotta. Insomma, il paese è saldamente nelle mani di una oligarchia.

 

 

 

Fonte: L‘Espresso

 

 

 

07/10/2016   Un giardino nel carcere di Pistoia

 

Un albero dalla folta chioma e panchine dove potersi sedere a parlare, aiuole ben curate, un cavallino a molla e un dondolo su cui far giocare i bambini. “Oltre la corte” è la piccola oasi verde, inaugurata pochi giorni fa nel cuore del Santa Caterina, la casa circondariale di Pistoia. Uno spazio realizzato dai detenuti per i detenuti stessi e i loro familiari, dove i bambini potranno incontrare i genitori in uno spazio all’aperto. E dove potranno giocare e trascorrere momenti di serenità. Quella normalità del quotidiano che spesso si vedono negata.

 

Ci sono voluti oltre due anni, ma il lavoro di riqualificazione della corte interna della casa circondariale ora è realtà. Il progetto, nato nel 2014 per volontà di Legambiente Pistoia, è stato realizzato grazie al contributo della Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia, Cassa edile, Fondazione Un Raggio di Luce, Fondazione Giovanni Michelucci e associazione Ortoxorto, mentre la Fondazione Giorgio Tesi ha donato tutti gli arredi a verde. Un giardino costruito grazie alla manodopera dei detenuti. Il progetto è stato affidato a due architetti pistoiesi che, in collaborazione con una ventina di detenuti del Santa Caterina, hanno immaginato un luogo nuovo che riportasse vita e sprazzi di quotidianità nel carcere, soprattutto nei momenti in cui i detenuti incontrano i familiari e i propri figli. 

 

 

 

23/09/2016  4 cose da sapere sul Sostegno a Distanza

 

Uno dei paesi in cui operiamo grazie al Sostegno a Distanza sono le Filippine. Siamo nel paese dal 2004 e l’obiettivo del nostro programma è quello di assicurare ai bambini e agli adolescenti migliori condizioni di vita. Vogliamo garantire loro l’accesso ad un’istruzione di qualità e la possibilità di vivere in un ambiente protetto dove crescere, giocare e imparare. Prendersi cura di un bambino significa aiutare la sua famiglia e quest’anno, grazie ad una importante donazione, le famiglie del programma sono riuscite a migliorare anche le loro abitazioni costruendo ciò di cui avevano bisogno o ristrutturando quelle parti oramai vecchie e pericolose.

 

Ma cominciano dall‘inizio...cosa significa esattamente sostenere un bambino a distanza?   

  1. Per noi Sostegno a Distanza significa dare la possibilità di un futuro migliore ai bambini che vivono in aree del mondo segnate da povertà, malattie e conflitti.
  2. Attraverso il Sostegno a Distanza sosteniamo la salute, l’educazione e la nutrizione di bambini che provengono da famiglie numerose e povere. I fondi non vanno direttamente al bambino ma vengono mensilmente alle famiglie dai nostri referenti sul posto, ossia le Suore di Nostra Signora del Rifugio in Monte Calvario per la località di Romblon e le Suore Ancelle del Cuore Immacolato di Maria nelle località di Daet e Vinzons, che oltre a consegnare il contributo supportano le famiglie con l’ascolto, il dialogo e l’aiuto nella gestione quotidiana della famiglia (acquisto di materiale scolastico, visite mediche, spesa alimentare, iscrizione scolastica).
  3. Il donatore riceve degli aggiornamenti attraverso cui seguire nel tempo la crescita del bambino. Può così scoprire come le sue donazioni favoriscono dei miglioramenti concreti nella vita del bambino e della sua comunità.
  4. È  possibile stabilire un contatto diretto con il bambino scrivendogli delle lettere e inviandole direttamente ai nostri referenti. Così facendo sarà possibile avere notizie sui suoi progressi scolastici, sul villaggio in cui vive, sui suoi amici, sulla famiglia o sul suo gioco preferito. 

Per avere un’idea di cosa significa contribuire al miglioramento delle condizioni di vita dei bambini del programma, ecco un video con la testimonianza di Renato e Teresa che da molti anni sostengono a distanza Reina.

 

Aderisci anche tu al Sostegno a Distanza

 

 

 

25/08/2016  Le Irregolari del GAD in scena per noi!

 

Dopo il grande debutto al Teatro Manzoni di Pistoia lo spettacolo Le Irregolari Buenos Aires Horror Tour di Massimo Carlotto della compagnia GAD di Pistoia torna in scena l’8 settembre a Quarrata, assieme alla Fondazione Un Raggio di Luce Onlus, in una serata evento a favore del delle mamme e dei bambini del villaggio di Kario in Burkina Faso.

 

Una serata speciale, che la Fondazione Un Raggio di Luce Onlus ha organizzato al Teatro Nazionale di Quarrata, durante la quale si racconteranno le storie delle madri e delle nonne di Plaza de Mayo che da oltre 30 anni sfilano a Buenos Aires per ottenere notizie e giustizia sulla sparizione di figli e nipoti durante la dittatura della triade Videla, Massera, Agosti che dal 1976 al 1983 ha compiuto terribili crimini contro i dissidenti argentini, quasi tutti giovanissimi.

 

La compagnia GAD Città di Pistoia, diretta da Franco Checchi, ha riadattato per il teatro il testo di Massimo Carlotto. Un melange di prosa, musica e danza per raccontare la tragedia dei desaparecidos in Argentina e contribuire a ridurre il dramma della malnutrizione e della mortalità materno-infantile in Burkina Faso. Le musiche sono eseguite dal vivo dai maestri Daniele Biagini (tastiera), Iury Ricci (fisarmonica), Daniela Dolce (voce, ricerche musicali, direzione del coro) e ballate dai ballerini di tango David Napolitano e Silvia Defant, degli attori e attrici del GAD.

 

Da una parte, la prosa di Carlotto si fonderà efficacemente con i brani cantati e suonati dal vivo, dall’altra Cristiano Vannucchi, segretario generale della Fondazione Un Raggio di Luce Onlus, racconterà come la Fondazione contribuisce alla riduzione della mortalità e della malnutrizione infantile migliorando l’alimentazione dei bambini, insegnando alle mamme soluzioni efficaci per prevenire l’insorgenza, la cronicizzazione e l’acutizzazione di questa patologia. 

 

Come prenotare il tuo posto?

  • Per partecipare alla serata è consigliabile prenotare il proprio posto, entro e non oltre il 6 settembre. Visto il numero limitato di posti è consigliato riservare con un certo anticipo.
  • L’ingresso allo spettacolo prevede un’offerta minima di 10 euro. I soldi raccolti saranno destinati al progetto “Con le mamme e i bambini di Kario” in Burkina Faso.
  • Per riservare compila il form qui sotto o clicca qui oppure contatta il 335.6106438
  • La biglietteria aprirà alle 20:30, lo spettacolo comincerà alle 21:00

 

 

 

23/08/2016  I risultati e le attività del nostro 2015

 

Questo Rapporto racconta il nostro 2015, un anno di progetti, attività, sorrisi, emozioni ma anche di sofferenze, ingiustizie, violenze e morti. Un anno in cui nei principali  Paesi esteri in cui la Fondazione opera, ossia Burkina Faso, Repubblica Centrafricana, Nepal e Filippine, si sono verificati eventi naturali o politico-militari in alcuni casi molto gravi, in altri addirittura drammatici. 

 

E’ uno strumento importante perchè ci permette di far conoscere e di dar conto nella massima trasparenza del lavoro che abbiamo fatto a donatori, partner, beneficiari e a tutti coloro che ci seguono nella convinzione che la lettura di queste pagine contribuirà ad aumentare la nostra credibilità, ma soprattutto la consapevolezza dell’impatto del nostro lavoro a favore delle persone che ancora oggi nel mondo subiscono ingiustizie e discriminazioni. 

 

Oltre 400mila euro erogati e 30 progetti realizzati nel mondo: questo è stato il nostro impegno nel 2015 e continuerà ad esserlo anche negli anni a venire.

 

 

 

 

Scarica il Rapporto di Attività 2015

 

 

 

05/08/2016  Chiusura estiva. Buona estate a tutti!

 

 

 

 

I nostri uffici saranno chiusi dal 12 al 21 agosto! 

  

Ci rivediamo il 22 agosto con tante novità!

 

 

 

28/07/2016  Ognuno ha il suo angelo: la storia di Keudi Dangil

 

Keudi (a destra nella foto) vive a Srinigar, Lamra, in Nepal, ha 55 anni e i suoi problemi di salute iniziano 25 anni fa. Ha solo due figli rispettivamente di 35 e 28 anni ma ha avuto ben quindici parti: qualche figlio è nato-morto, altri sono sopravvissuti solo per qualche mese. Dopo il secondo figlio, comincia ad avvertire movimenti viscerali, avere dolori e perdite di urina.

 

 

Keudi, come il 10% delle donne e delle ragazze nepalesi, soffre di prolasso uterino, ovvero la discesa dell’utero dalla sua posizione naturale alla vagina. Le cause di questa dolorosa e debilitante condizione sono varie: il numero eccessivo di gravidanza, la giovane età delle mamme, un’alimentazione inadeguata, la mancanza di riposo durante e dopo la gravidanza, un travaglio prolungato e difficile e le dure condizioni di lavoro. A peggiorare la situazione, si aggiunge l’ostracismo delle famiglie e delle comunità di appartenenza che spinge le donne a non parlare della loro condizione e a non cercare cure mediche. Due anni fa Keudi incontra Susheela, l’assistente ostetrica che lavora nel nostro programma sanitario, e la sua vita cambia: riesce a parlare delle sue difficoltà e del suo problema e Susheela la inserisce nella lista degli interventi chirurgici supportarti dal nostro programma e dopo poco viene operata all’ospedale di Jumla. Oggi la vita di Keudi è migliorata: continua ad avere dei dolori a causa dei lavori faticosi che è costretta a fare ma sta molto meglio e ha trovato in Susheela un punto di riferimento importante per i suoi problemi di salute e non solo.

 

In Nepal la Fondazione Un Raggio di Luce Onlus porta vanti in cinque municipalità di difficile accesso un complesso programma per migliorare la condizione economica, sociale e sanitaria delle donne e diminuire le difficoltà che quotidianamente affrontano a causa della discriminazione di genere. Il nostro impegno è prenderci cura della salute di centinaia di donne come Keudi e renderle consapevoli dei loro diritti sessuali e riproduttivi.

 

 

 

23/07/2016  Virginia e Stefano, un matrimonio di solidarietà

 

Virginia e Stefano volevano che il loro matrimonio fosse un giorno di grande gioia per loro stessi, i loro familiari, gli amici e tutti quelli a cui vogliono bene. Volevano condividere la felicità di quel giorno con chi, nella vita, ha avuto più dolori e sofferenze che sorrisi e serenità. Volevano che il giorno del loro matrimonio non fosse soltanto festa, ma anche occasione per riflettere su valori grandi quali l’amore, la solidarietà e la condivisione.

 

Hanno pensato di organizzare un matrimonio “diverso”. Invece dei regali Virginia e Stefano hanno chiesto a ogni invitato di offrire un contributo a sostegno del nostro progetto Kizito portato avanti da suor Elvira Tutolo in Repubblica Centrafricana. Il progetto è stato brevemente presentato con un segnalibro inviato insieme alle partecipazioni ed è stato illustrato su un cartellone nella sala da pranzo dove si è svolto il ricevimento. Inoltre, insieme alle bomboniere Virginia e Stefano hanno consegnato agli invitati un breve video di presentazione del progetto per permettere a tutti di conoscere ancora di più il lavoro di suor Elvira nel Paese africano e poterlo eventualmente sostenere di nuovo in futuro. Ma non finisce qui…la parrocchia di Virginia e Stefano ha deciso, dopo il matrimonio, di continuare a sostenere il progetto esponendo il materiale preparato per il ricevimento nella propria bottega solidale.

 

Infine il giorno prima del grande giorno Virginia e Stefano hanno ricevuto l’augurio più bello: la telefonata di suor Elvira dalla Repubblica Centrafricana che commossa e toccata per il gesto li ha ringraziati a nome di tutti i bambini e ragazzi centrafricani che grazie alla loro generosità potranno crescere e vivere serenamente.

 

 

 

23/06/2016  L‘istruzione è la chiave della vita

 

Suor Antonina, per tutti suor Rita, fa parte della Congregazione delle Suore Collegine della Sacra Famiglia, e non c‘è cosa che non faccia per aiutare le persone in difficoltà dando sempre priorità all‘accoglienza e all‘educazione dei bambini e alla formazione della donna. In Tanzania ed in particolar modo nelle zone rurali, come il villaggio di Mtwango, le strutture scolastiche statali sono scarse ed è forte la discriminazione di genere che preclude alla donna la possibilità di studiare. La donna spesso è costretta a lasciare la zona di origine per trasferirsi nella principale città di Dar es Salaam, dove spesso finisce per prostituirsi. Suor Rita, insieme alle sue sorelle missionarie, ha costruito un istituto scolastico femminile in cui tutte le ragazze, con particolare attenzione alle tante ragazze in condizioni disagiate, possono studiare e avere una formazione completa. 

 

 

Per la Fondazione l’istruzione è la chiave della vita e dell’avvenire per tutti i popoli e ogni bambino ha diritto a potervi accedere. Purtroppo non tutte le famiglie vivono in condizioni economiche per poterne usufruire. Per permettere un‘istruzione di qualità ai bambini più poveri e alle ragazze in difficoltà, la Fondazione sostiene la Scuola di Mtwango e il lavoro di suor Rita. Qui 65 bambini dai 3 ai 5 anni sono accolti ed educati ogni giorno, 295 ragazze prendono parte al laboratorio di economia domestica con attività di cucito, maglio e cucina e frequentano la scuola secondaria ed è sempre qui che le persone bidognose del circondario vengono accolte e assistite.

 

 

 

20/06/2016  Dona il tuo 5xmille alla Fondazione Un Raggio di Luce Onlus

Ogni giorno 17.000 bambini muoiono prima di compiere i 5 anni di età.

Perdono la vita per cause curabili o prevenibili, come la diarrea, la polmonite e la malnutrizione. A centinaia di bambini come lei abbiamo promesso cibo, salute ed educazione. Il tuo 5xmille per mantenere questa promessa. A te costa solo una firma. 

 

Scopri come donare il 5xmille alla Fondazione Un Raggio di Luce Onlus 

 

 

 

 

 

13/06/2016  Una serata per la piccola Carmel Rai: un risultato prezioso

 

Domenica 12 giugno si è svolta con grande partecipazione e successo al Circolo di Candeglia (PT) la cena di raccolta fondi organizzata dalla Fondazione Un Raggio di Luce Onlus per ricostruire la casa della piccola Carmel Rai, bimba filippina di 7 anni la cui casa è stata distrutta da un tifone. Grazie alla vendita dei biglietti della lotteria, alla cena, al contributo della Farmacia di Candeglia del dr. Buccarelli e alle donazioni di tanti cittadini sono stati raccolti 2.419 euro che saranno utilizzati per aiutare Carmel e la sua famiglia e ricostruire le case di altri bambini filippini che vivono nelle sue stesse condizioni.  Un risultato prezioso, che è il frutto del lavoro di molti volontari.

 

Grazie di cuore alle oltre 170 persone che hanno partecipato alla cena, ai volontari del Circolo di Candeglia per l‘impegno, al gruppo musicale I Cardellini Folk e ai ventiquattro commercianti che hanno aderito alla lotteria (in ordine alfabetico):

 

Acqua e Sapone, Al Gusto Giusto Ristorante e Rosticceria, Baluart Pistoia, Bonistalli Ingrosso Produzione Salumi, CapelliDea di Ranieri Vanessa, Coltellinaio Arrotino Simone Restelli, Dogliosi Forme Colori e Idee, Estetista Elisa Gori, Il Ceppo Ristorante Cocktail Lab, Istituto di bellezza Sandra, Karisma Hair Style, L’Arcobaleno, La Porcellana, Marzio Professional Hair Line, Mister Wizard, Mokki Kitchen & Living, Parrucchiere Max, Parrucchiere Unisex Paola, Piante Mati, Pittore Gabriele Vannucchi, Sant’Andrea Spa, Soul Fashion Hair Beauty, Tiarè Estetica, Trattoria Bistrot Rosso Veneziano.

 

I fondi verranno consegnati direttamente alla famiglia di Carmel da Franca Nesti, responsabile del Sostegno a Distanza della Fondazione, che parte per le Filippine il prossimo 26 giugno.

 

 

 

06/05/2016  Rabbia, tristezza e amarezza per la vicenda di Pino Maniaci

 

Tanta rabbia, tristezza e amarezza per la vicenda di Pino Maniaci. Vicende come la sua, oltre che penose per tutti quelli che l‘hanno conosciuto e in qualche modo si sono fidati di lui, dimostrano quanto sia difficile muoversi nel mondo dell‘‪antimafia‬. Quella di Maniaci è la tragedia di un uomo che ha infangato quanto di buono tante altre persone hanno fatto per Telejato Notizie e a Telejato Notizie
Nel 2012 il Premio Caponnetto per la Cultura della Legalità, organizzato dalla Fondazione Un Raggio di Luce, la Fondazione Antonino Caponnetto di Firenze e il Centro Don Milani di Pistoia, è stato dato alla figlia, Letizia, che non abbiamo mai avuto il piacere di conoscere, forse succube del padre. Purtroppo il suo non è l‘unico e non sarà l‘ultimo caso: ricorda molto i soldi nascosti nel divano, la laurea presa in Albania, le vacanze gratis sulle barche degli amici ecc..I furbetti a cui però si contrappongono le persone oneste, leali, sincere e coraggiose: Domenico LucanoGaetano SaffiotiMaurizio Patriciello ecc...che insieme agli altri premiati del Premio Caponnetto ci fanno sentire orgogliosi di far parte di questa parte di mondo.

 

PER APPROFONDIRE:

 

 

 

23/04/2016  Nepal: un anno dopo

 

Il 25 aprile 2015, la forte scossa di terremoto di magnitudo 7.9 che ha colpito il Nepal, ha causato più di 9mila vittime e distrutto più di 600mila case. Il sisma, con epicentro a metà strada tra Kathmandu e la città di Pokhara, è stato il più forte nel Paese negli ultimi 81 anni. Subito dopo il terremoto abbiamo lanciato, insieme al partner locale Sarbodaya Nepal, un piano di emergenza per portare soccorso alle famiglie nei distretti di Kavre e Dolakha, due delle aree più colpite dal terremoto e dove operiamo dal 2005.

Grazie alla generosità di tante persone e della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca sono stati raccolti quasi 80mila euro e siamo stati in grado di aiutare quasi 12mila persone. A distanza di un anno abbiamo realizzato tanto, insieme. Grazie a chi ci ha sostenuto fin dall‘inizio. Inizialmente hanno messo in campo azioni di primo soccorso e distribuito beni di prima necessità. Successivamente abbiamo portato avanti attività finalizzate al miglioramento delle condizioni di vita delle persone colpite dal terremoto. 

 


Abbiamo portato cibo, acqua potabile utensili da cucina, kit igienico-sanitari, sementi per il raccolto e fogli di lamiere per i tetti delle proprie abitazioni a quasi 7.000 persone, assistito con alimenti specifici oltre 100 donne in attesa e in fase post-partum e i loro figli al di sotto dei 5 anni, realizzato servizi igienici temporanei per 1200 persone, distribuito farmaci essenziali a 3 dispensari e 1 ospedale, riparato i servizi igienici di 3 scuole, fornito assistenza sanitaria e finanziaria a 2500 personeaggiustato 3 acquadotti.

 

In questo momento stiamo lavorando alla fase di recupero, e stiamo cercando di migliorare la situazione abitativa delle famiglie, creare opportunità generatrici di reddito per lavoratori qualificati e non, e sostenere la produzione agricola. Milioni di persone ancora sono infatti costrette a vivere in rifugi di emergenza, e i più poveri e vulnerabili lottano per sfamarsi e guadagnarsi da vivere, dal momento che il tessuto sociale ed economico stenta a riprendersi. 

 

 

 

13/04/2016  5Xmille = 5.277 volte grazie!

 

5xmille = 5.277 volte grazie!

La campagna 5xmille ci ha portato una magnifica sorpresa, nella dichiarazione dei redditi relativa al 2014 le preferenze a favore della Fondazione Un Raggio di Luce Onlus sono state 144 per un importo complessivo di 5.277 euro, 1.097 euro in più rispetto al 2013 e ben 3.643 euro in più rispetto al 2012. Per noi numeri importanti che ci danno la forza di continuare a camminare con impegno e determinazione a fianco delle comunità più svantaggiate in Italia e nel mondo.

 

Questa somma verrà impiegata per garantire accoglienza, cibo, assistenza sanitaria, educazione e l‘amore di una famiglia vera ai 300 bambini e adolescenti vittime di violenze e abbandono, spesso allontanati dalle proprie famiglie perché accusati di stregoneria, che Suor Elvira Tutolo e la sua organizzazione Kizito salvano dalla strada in Repubblica Centrafricana. 

Ed è per questo che vi ringraziamo tutti e vi invitiamo a stare al nostro fianco, portando anche i vostri amici. 

 

La campagna del 5xmille per il 2016 è aperta e abbiamo ancora bisogno del vostro aiuto.

Scopri come donare il 5xmille alla Fondazione Un Raggio di Luce Onlus

 

 

 

04/04/2016  Centrafrica: scioccante rapporto su abusi sessuali dei caschi blu

 

Ancora abusi sessuali in Centrafrica. Caschi blu dell’Onu e soldati della missione Sangaris a guida francese nella Repubblica Centrafricana avrebbero commesso abusi sessuali su 108 vittime, in gran parte minorenni. Alcune ragazze sarebbero state costrette ad avere rapporti con un cane.

 

Nuovi elementi sullo scandalo, emerso l’anno scorso, vengono rivelati dall’organizzazione americana Code Blue Campaign, gestito da Aids-free World, e fanno inorridire i vertici del Palazzo di vetro. Il segretario generale delle nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha detto di essere "colpito nel cuore" dopo aver appreso le nuove rivelazioni. Il portavoce del Palazzo di vetro Stephane Dujarric ha definito “scioccante” il rapporto, secondo cui tre ragazze hanno accusato un comandante francese nel 2014 di averle legate e costrette ad avere rapporti sessuali con un cane. Dujarric ha detto di non poter confermare il rapporto, che il Rappresentante Permanente all’Onu Francois Delattre ha definito “nauseante e odioso”. Delattre ha detto che le autorità francesi sono determinare a “fare piena luce”“Gli interventi della comunità internazionale – afferma ancora Dujarric – hanno contribuito a salvare la Repubblica Centrafricana da un destino indicibile. Tuttavia dobbiamo affrontare il fatto che certi soldati inviati a proteggere la popolazione hanno invece agito con cuori di tenebra. Questi crimini maturano nel silenzio. Il Segretario Generale sta facendo luce su questi supposti atti spregevoli, riprovevoli e profondamente rivoltanti.”

 

Oltre ai francesi sarebbero stati coinvolti anche caschi blu di Burundi, Gabon e Marocco. Lo scorso dicembre, una commissione indipendente ha accusato l’Onu di non avere risposto adeguatamente alle accuse di abusi commessi da peacekeeper nel 2013 e nel 2014. Un rapporto rilasciato dall’Onu ha rivelato che nel corso del 2015, sono emerse 99 accuse di abusi sessuali contro membri dello staff delle Nazioni Unite, di cui 69 riguardavano abusi sessuali commessi dal personale di 10 missioni di pace. Poche settimane fa il Consiglio di sicurezza Onu ha approvato una risoluzione che prevede il rimpatrio di interi contingenti di caschi blu in caso di accuse di violenze sessuali.

 

 

 

Fonte: Euronews / Bbc

 

 

 

31/03/2016  Mimmo Lucano: un sindaco che ci mette l‘anima

 

Il sindaco Mimmo Lucano, vincitore del Premio Caponnetto per la Cultura della Legalità nel 2013, è entrato nella classifica delle 50 persone più influenti del mondo per aver trasformato l’emergenza migranti‬ in una risorsa per la rinascita del suo paese: strade e case svuotate dall‘emigrazione sono state ripopolate da una comunità multietnica che ha riportato in vita Riace avviando anche attività artigianali e imprenditoriali. 

La forza di Lucano e del suo piccolo paese sono la prova tangibile che integrazione e accoglienza, applicate con i giusti criteri e nel rispetto dei diritti di tutti, rappresentano una risorsa inestimabile.

 

 

È “solo un sindaco che ci mette l’anima”, come lui stesso si definisce, ma se tutti facessero come lui e dimostrassero di avere un’anima come la sua il mondo sarebbe un posto migliore in cui vivere. Il riconoscimento che gli è stato assegnato dimostra che il suo lavoro ha colpito molte persone e molte istituzioni.

GUARDA L’INTERVISTA 

 

 
 

Nella foto:

da sinistra Gaetano Saffioti, vincitore del Premio Caponnetto 2013; Paolo Carrara, presidente della Fondazione Un Raggio di Luce Onlus; Domenico Lucano, vincitore del Premio Caponnetto 2013

 

 

 

30/03/2016  Giovani e Social Business: visite alle imprese sociali locali

 

Giardineria Italiana, In Cammino, Gemma ed Arkè. Sono le cooperative sociali pistoiesi che i 500 studenti appartenenti a 23 classi di 4 istituti superiori della provincia visiteranno per toccare con mano e approfondire cosa significhi “fare impresa sociale”. Le visite alle imprese sociali locali sono una novità e un’opportunità di crescita e conoscenza del mondo imprenditoriale sociale per gli studenti pistoiesi che quest’anno hanno preso parte al percorso formativo Giovani e Social Business: diventare attori del cambiamento.

 

 

Il percorso, giunto quest’anno alla sua quarta edizione, è una delle attività proposte da Pistoia Social Business City (PSBC). Il programma che intende promuovere la cultura dell’impresa sociale nel territorio della provincia di Pistoia e che ha reso nel 2012 Pistoia la prima social business city in Italia e la terza al mondo. Le visite – avviate nel mese di marzo e attive fino a maggio 2016 – rappresentano un’occasione importante per favorire lo scambio di conoscenze tra il mondo della scuola e quello di un’imprenditoria sociale impegnata nella produzione di servizi per la comunità e nella promozione di uno sviluppo inclusivo e sostenibile e daranno agli studenti l’opportunità di toccare con mano cosa significhi “fare impresa sociale”.

 

Nei mesi di marzo e aprile lo staff del Social Business Lab Pistoia, associazione promotrice del programma PSBC nata ad ottobre 2015 per volontà della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e della Fondazione Un Raggio di Luce Onlusaccompagnerà gli studenti e gli insegnanti dell’Istituto Aldo Capitini di Agliana del Liceo Coluccio Salutati di Montecatini Terme a visitare la sede della cooperativa sociale Gemma, guidata da Rossano Ciottoli e impegnata nella gestione dei servizi sociali ed educativi del territorio di Quarrata e quella della cooperativa sociale In Cammino, guidata da Sauro Gori, che promuove attraverso attività di carpenteria in ferro, restauro legno, verniciatura e agricoltura l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Nei mesi di aprile e maggio gli studenti dell’Istituto Pacini incontreranno l’imprenditore Andrea Mati presidente della cooperativa sociale Giardineria Italiana, attiva dal 1999 nel settore del verde e Federico Grassi presidente della cooperativa sociale Arkè impegnata dal 2007 nella gestione di servizi sociosanitari e educativi e formativi per persone svantaggiate e non.


 

Fonte: Social Business Lab Pistoia

 

 

 

21/03/2016  Solidarietà a Don Massimo Biancalani e Don Alessandro Carmignani

 

 

Abbiamo appreso dai giornali che Don Massimo Biancalani e Don Alessandro Carmignani hanno ricevuto delle lettere minacciose e intimidatorie in merito alla loro disponibilità di aprire la chiesa di Vicofaro alle preghiere dei profughi, anche musulmani, che la parrocchia ha deciso di ospitare.
Comprendiamo che ci possano essere su questo punto opinioni divergenti ma riteniamo completamente inaccettabile e al limite del fanatismo minacciare le persone per tali motivi. Esprimiamo tutta la nostra vicinanza a Don Massimo e Don Alessandro e vogliamo far sentire loro tutto il nostro appoggio in questo momento.

La parrocchia di Vicofaro è una delle poche, se non l‘unica, che nella diocesi di ‪Pistoia‬ si è resa disponibile ad accogliere senza tetto e migranti mettendo in pratica quello che Papa Francesco ha detto e ha invitato a fare.

Ci auguriamo che la situazione torni nei limiti della normalità.

 

 

Per approfondire: 

"Preghiere musulmane in chiesa, ora pagherete". I preti minacciati: "Andiamo avanti"

La Nazione - Pistoia

 

 

 

 

 

10/03/2016  Filippine: un lusso chiamato casa

 

Ermenyl è nata sei anni fa a Vinzons nelle Filippine, è la terzogenita di sei bambini. La sua famiglia ha dovuto affrontare diversi problemi, insicurezza e povertà prima, l‘abbandono della madre poi, ed infine la casa inondata. Grazie al programma di sostegno a distanza della Fondazione Un Raggio di Luce Ermelyn riesce ad andare a scuola e a ricevere tutto ciò di cui una bambina della sua età ha bisogno. Ma durante l‘ultima terribile inondazione il tetto della sua casa è stato distrutto e adesso ogni volta che piove lei e la sua famiglia sono costretti a lasciare la casa perchè invasa dall‘ acqua. Ermelyn vive in una capanna di tre metri per due, sovraffollata, dorme per terra e ogni volta che un tifone o un ciclone si abbatte sul suo villaggio rischia di rimanere in mezzo alla strada

Sono tanti i bambini del nostro programma a distanza che vivono nella stessa condizione di Ermelyn. Nelle Filippine oltre alla povertà si unisce il problema delle catastrofi naturali che causa ogni anno moltissime vittime e coinvolge milioni di persone le quali vengono private delle proprie terre, delle case, del proprio lavoro per non parlare della distruzione di interi habitat naturali. Almeno una volta l’anno nel Paese arrivano forti tifoni e cicloni che distruggono case, villaggi e campi. Molto va perso, soprattutto le case considerato che la maggior parte sono piccole capanne fatte di bamboo e cemento, costruite fuori città, vicino al mare.

 

La Fondazione Un Raggio di Luce Onlus ha deciso di intervenire riparando e, nei casi più gravi, ricostruendo le case di 55 bambini di Daet, Vinzons e Romblon appartenenti al programma di sostegno a distanza. Grazie al sostegno della Fondazione, questi bambini avranno un luogo sicuro in cui vivere e ripararsi dai tifoni e dalle piogge. Saranno proprio i loro padri che, insieme a due muratori professionisti, porteranno avanti i lavori di ristrutturazione così oltre a sentirsi parte attiva di questo progetto riusciranno a guadagnare qualcosa in più. 

Un tetto in lamiera, un muro in cemento, una stanza in più...basta poco per rendere le vite di questi bambini più dignitose e serene. Unisciti a noi!

 

 

 

 

04/03/2016  Cosa facciamo per contrastare la malnutrizione in Burkina Faso

 

Spesso si pensa che in Burkina Faso la gente muoia di fame, ma è vero solo in minima parte. Le vere piaghe sono la malnutrizione e l’insicurezza alimentare, non sempre dovute alla penuria di mezzi e di alimenti. Le donne, le popolazioni rurali non necessariamente hanno le conoscenze per la preparazione degli alimenti da dare ai bambini. Accade allora che le mamme diano ai bambini una zuppa priva di sostanze nutrienti, praticamente l’acqua di cottura del miglio. 

 

Ivette, 22 anni, è una delle 2428 donne ‪del villaggio di Dissin in Burkina Faso ‪a cui abbiamo insegnato a preparare la bouillie, la farinata, che in sole due settimane di somministrazione può contribuire a risolvere i casi meno gravi di malnutrizione infantile, mentre in un mese può assicurare un effetto più duraturo.

 

In Burkina Faso, 499.000 bambini sotto i 5 anni soffrono di malnutrizione acuta e solo l‘11,4% dei bambini sotto i 2 anni è adeguatamente nutrito. Solo nel 2014 il 40% dei casi di mortalità infantile è associato alla malnutrizione. Ad oggi 1.5 milioni di bambini sono a rischio di insicurezza alimentare e 350.000 hanno bisogno di assistenza immediata (WFP 2015). L’insorgere e il perdurare della patologia - che oltre a mettere in pericolo la vita dei bambini piccoli, ritarda il loro sviluppo psicologico e mentale limitando le opportunità di vita - sono dovuti anche a cattive pratiche igieniche, disinformazione e un accesso limitato al servizio sanitario di base, la cui qualità lascia molto a desiderare.

 

Prevenzione dell’insorgenza, cronicizzazione e acutizzazione della malnutrizione

Il progetto di prevenzione della malnutrizione di Fondazione Un Raggio di Luce Onlus viene realizzato nei tre comuni di Yalgo, Koumbri e Dissin nella parte nord-est del Burkina Faso. Le attività  consistono in cicli di formazioni e animazioni durante i quali si insegna alle donne a riconoscere i primi segni di malnutrizione e a preparare, con ingredienti locali rispettosi dei prodotti stagionali vari tipi di farinate a base proteica o indicate per il trattamento della diarrea. Dopo la “lezione di cucina” viene il lavoro più duro, ossia assicurarsi che le donne proseguano l‘attività nel tempo. Vengono creati "gruppi farinate" di mamme che condividono questa esperienza, formati animatori che vadano nei villaggi a spiegare come si fa ed infine si insegna loro a creare e gestire una cassa comune e a tenere un diario dell’esperienza.

Unisciti a noi nella lotta alla malnutrizione!

 

 

 

 

24/02/2016  Nepal: aiutate oltre 11mila persone

 

Sono passati dieci mesi dal devastante terremoto, la difficile ricostruzione è ancora in corso. Nonostante alcuni ritardi dovuti alla mancanza di benzina nel Paese, continuiamo ad assistere le famiglie di Kavre e Dolakha con cibo, farmaci, formazione, supporto all‘agricoltura e ricostruzione di case.

 

Cosa abbiamo fatto a dieci mesi dal terremoto?

La Fondazione Un Raggio di Luce è riuscita ad aiutare oltre 11mila persone.

  • 6600 persone hanno ricevuto cibo, utensili da cucina, kit igienico-sanitari, sementi per il raccolto e fogli di lamiere per i tetti delle proprie abitazioni.
  • 1200 persone sono state dotate di servizi igienici temporanei
  • 100 donne di cui 50 in attesa e 50 in fase post-partum e i loro figli hanno ricevuto razioni alimentari specifiche per prevenire la malnutrizione
  • 2240 persone hanno ricevuto assistenza finanziaria e sanitaria di base
  • 3 dispensari e 1 ospedale hanno ricevuto i farmaci essenziali che gli mancavano
  • 3 scuole hanno di nuovo i servizi igienici
  • 3 acquedotti sono di nuovo funzionanti

La Fondazione in Nepal

Subito dopo il terremoto la Fondazione Un Raggio di Luce Onlus, assieme al partner locale Sarbodaya Nepal, ha lanciato un piano di emergenza per portare soccorso alle famiglie nei distretti di Kavre e Dolakha, due delle aree più colpite dal terremoto e dove la Fondazione opera dal 2005.Grazie ai generosi contributi della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e al sostegno di singoli cittadini la Fondazione Un Raggio di Luce Onlus ha raccolto quasi 80mila euro per la popolazione colpita dal terremoto in Nepal. 

 

 

 

16/02/2016  Ricominciare: storie di reinserimento sociale e lavorativo

 

Favorire l‘inserimento lavorativo di persone svantaggiate attraverso la proposta di un percorso di accompagnamento e di intermediazione fra il soggetto in stato di disoccupazione e l‘azienda: questi in estrema sintesi gli obiettivi del progetto Ricominciare, iniziativa nata a Pistoia fra la Caritas Diocesana, la Fondazione Un Raggio di Luce Onlus e la Cooperativa In Cammino.

 

 

Per milioni di persone che vivono o attraversano una condizione di disabilità fisica, mentale o esistenziale il lavoro è un essenziale luogo generatore di senso e di identità. Ragazzi problematici, con alle spalle esperienze di vita dolorose, a volte non facili da gestire ma intenzionati a rientrare nella società a testa alta. Come B. chre a solo 19 anni ha già avuto seri problemi con la giustizia. L’anno scorso è stato preso in carico dal Tribunale per i Minorenni di Firenze per un percorso di “messa alla prova”, ossia un percorso rieducativo senza misure costrittive. Quando B. ha iniziato il corso di carpenteria con la Coop. In Cammino, le cose finalmente sono cambiate per il meglio: ha infatti avuto la possibilità di svolgere un’esperienza lavorativa vera e propria presso un’autocarrozzeria di Pistoia. Offrirgli la possibilità di entrare nel programma di rinserimento lavorativo della Cooperativa In Cammino è stato il primo passo per aiutarlo ad acquisire le competenze necessarie e valide per entrare nel mercato del lavoro. Alla fine del percorso, B. ha continuato a lavorare per l’azienda ma cosa più importante ha ripreso contatto con le persone, con il mondo reale e legale.

 

La Fondazione Un Raggio di Luce Onlus sostiene dal 2006 la cooperativa In Cammino di Pistoia che offre l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate (come previsto dall‘art.4 della Legge 38191) attraverso servizi artigianali propri (carpenteria metallica leggera, montaggio esterno di infissi e restauro del legno e verniciatura), attività di laboratorio collegate a stage aziendali e sostegno all’alloggio. Grazie al progetto Ricominciare, negli ultimi due anni 130 persone hanno avuto la possibilità di prendere parte al programma di inserimento sociale e lavorativo della Cooperativa ricevendo un contributo alla persona.

 

 

 

15/02/2016  MAJI SAFI: acqua pura e potabile per la popolazione tanzaniana

 

È partito proprio in questi giorni il progetto Maji Safi per portare acqua potabile alla popolazione del distretto di Bahi in ‪Tanzania in collaborazione con il Centro Mondialità Sviluppo Reciproco.

Secondo il report 2014 di Unicef, la popolazione tanzaniana che ha accesso all‘acqua potabile pulita è pari al 53%, solo il 40% nelle aree rurali. In Tanzania si vive con 7,5 litri di acqua pro capite al giorno (a fronte dei circa 150 consumati in Italia) e molto spesso le donne devono percorrere quasi 10 chilometri a piedi per raggiungere il punto di approvvigionamento più vicino. Senza contare che il solo lavaggio delle mani con il sapone potrebbe ridurre del 47% il rischio di diarrea acuta e di altre patologie alla base della mortalità infantile. Ecco perché la realizzazione dei pozzi è così importante per la qualità della vita della popolazione tanzaniana.

 

Nel distretto di Bahi, regione di Dodoma, la Fondazione si occuperà di servizi idrici attraverso la costruzione di due pozzi capaci di garantire acqua potabile a circa 2000 persone, di educazione all’uso responsabile dell’acqua e buone pratiche di pulizia e igiene per la prevenzione di patologie. La mancanza di un sistema idrico adeguato causa infatti gravi problemi di salute soprattutto ai bambini. Garantire l’accesso all’acqua significa infatti garantire altri diritti fondamentali: alla salute, all’educazione, allo sviluppo economico, alla dignità, all’inclusione.


Approfondisci il progetto

 

 

 

10/02/2016  Concorso fotografico internazionale Giuliano Carrara

 

Iscriviti all‘undicesima edizione del Concorso Fotografico Internazionale Giuliano Carrara e contribuisci a difendere i diritti delle donne e dei bambini nel mondo e in Italia.

 

Il ricavato totale delle quote di iscrizione sarà destinato ai nostri progetti a favore dei diritti delle donne e dei bambini. Nelle Filippine 2,7 milioni di bambini non hanno cibo a sufficienza e vivono in famiglie poverissime, in Tanzania la mortalità infantile tocca 52 bambini ogni 1000 nati vivi, mentre la mortalità materna riguarda 410 donne ogni 100.000 bambini nati vivi. Situazioni drammatiche che insieme avremo la possibilità di migliorare, unendo fotografia e solidarietà e partecipando al Concorso Fotografico Giuliano Carrara.  

 

Leggi il regolamento e iscriviti subito

 

 

 

08/02/2016  Suora di strada

 

Alla fine Papa Francesco ci è andato e c’è tornata pure lei. Quindici anni di missione in Centrafrica che si rinnovano con spirito nuovo e nuova speranza. Quella appunto lasciata da Francesco che in questo Paese, contro tutto e tutti, ha voluto andarci e aprire la Porta Santa del Giubileo della Misericordia.

 

Suor Elvira Tutolo al Centrafrica e alla sua gente ha dedicato i suoi anni più belli e quelli più drammatici. Termolese, religiosa della carità di santa Antida, ha dovuto far appello a tutto il suo spirito battagliero e alla sua energia per affrontare gli eventi più tragici e devastanti che hanno segnato il Paese in questi ultimi tre anni. Al punto da dover tornare in Italia per affrontare i fantasmi che la perseguitavano dentro. Immagini di sangue, dei “suoi” ragazzi torturati e trucidati, quasi duecento quelli che la guerra ha inghiottito e che ha dovuto seppellire. L’orrore delle sevizie, di quei corpi su cui si è accanita la forza disumanizzante di persone che si comportano peggio di bestie. Non se ne esce indenni, anche se si ha la tenacia e il coraggio di una “guerriera della pace”, come è suor Elvira. Che è dovuta rimanere in Italia più di quanto pensasse, per fare i conti con le ferite dell’anima, quelle più difficili da guarire. «Anche questa è missione. Accettare le proprie debolezze, affrontare le proprie fragilità, per ritrovare equilibrio e serenità e ripartire con la carica giusta per camminare ancora accanto a questo popolo oltraggiato, con nuova energia e speranza». Suor Elvira è tornata a Berberati, una cittadina a quasi 500 chilometri dalla capitale Bangui, vicina al confine con il Camerun. Ha ripreso le sue molte attività e i fili delle tante relazioni costruite negli anni. Ricorda il passato, ma preferisce pensare al futuro. «La visita di Papa Francesco – commenta – rappresenta certamente un punto di svolta. Ha lasciato un segno profondo non solo nella Chiesa e nella gente, ma anche nelle istituzioni. Ora però ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità».

 

Il referendum costituzionale del 13 dicembre e le elezioni presidenziali del 30 (con ballottaggio il 31 gennaio) hanno rappresentato un significativo passo avanti nel processo democratico e di stabilizzazione del Paese. Sempre che non succeda qualche altro infausto colpo di scena. «La gente ha dimostrato grande coraggio ed è andata a votare, nonostante le difficoltà a iscriversi nelle liste e a raggiungere i seggi – commenta suor Elvira -. C’è voglia di pace e di stabilità. Non ne possiamo più della guerra. Il Centrafrica era già uno dei Paesi più poveri al mondo. Il conflitto ci ha messi completamente in ginocchio. Sarà dura rialzarsi. Speriamo che queste elezioni rappresentino veramente una svolta». Non sono mancati scontri, specialmente nella capitale Bangui, dove almeno due persone sono morte e una ventina sono state ferite, ma anche nelle province settentrionali ed orientali. Complessivamente, tuttavia, circa due milioni di centrafricani – su una popolazione di quasi cinque milioni – si sono registrati per il voto, mentre l’operazione è risultata molto più difficile per i circa 460 mila sfollati; solo il 26 % infatti è riuscito a recarsi alle urne.«La popolazione desidera a tutti i costi voltare pagina – conferma suor Elvira -; abbiamo tutti bisogno di poter pensare al futuro con maggiore serenità e prospettiva, non solo a come sopravvivremo sino a domani».

 

Anche a Berberati, così lontana dai centri del potere, si sono vissute tutte le fasi della guerra, con i ribelli Seleka che hanno occupato a lungo la cittadina, rendendosi responsabili di violenze, esazioni e prepotenze. «Quando se ne sono andati – ricorda – hanno saccheggiato e portato via tutto quello che hanno potuto caricare sui camion. Ma è stata comunque una liberazione, anche se le cose non sono migliorate di molto. Se a Bangui, infatti, la situazione è rimasta molto tesa ed esplosiva in alcuni quartieri, nel resto del Centrafrica è il caos più assoluto. Un Paese fuori controllo». A Berberati, suor Elvira è stata a lungo la responsabile del Centro culturale cattolico, un luogo molto vivace di attività e iniziative dedicate in particolare ai giovani. Ma al contempo, ha consacrato molta della sua missione ai bambini di strada. Ed è così che si è presentata a Papa Francesco, che le chiedeva cosa facesse: «Sono una donna sulla strada». «Bene, bene…», le aveva risposto il Pontefice, che la aveva confidato anche la sua preoccupazione per questo Paese. «Sorella – le aveva detto durante un incontro in Vaticano – lo sai che ho una predilezione per il Centrafrica?». «Non ci potevo credere! – ricorda la religiosa -. Ci sentiamo spesso dimenticati e abbandonati da tutti. La maggior parte della gente non sa neppure dov’è il Centrafrica o lo confonde con una regione del continente».

 

L’incoraggiamento del Papa, allora come oggi dopo la sua visita, continua ad accompagnare suor Elvira nel paziente lavoro di accompagnamento di tanti bambini e ragazzi, abbandonati o cacciati di casa, accusati di stregoneria, picchiati brutalmente e in alcuni casi vittime di tentati omicidi. Altri, invece, hanno cercato di abbandonare i gruppi armati che li avevano reclutati a forza, ma subiscono minacce o hanno difficoltà a trovare un lavoro che consenta loro di vivere una vita più dignitosa e meno precaria. Una realtà disperata, per molti versi, ma anche ricca di potenzialità, su cui suor Elvira ha investito molte energie. «L’idea di fondo che mi ha ispirata – racconta – è che un bambino ha innanzitutto bisogno di un papà e di una mamma, non di una suora. Per questo ho coinvolto alcune coppie di giovani sposi con i quali abbiamo cominciato a riflettere sulla loro vita di famiglia e sulla capacità di dialogare e di accogliere. Si è consolidata una bella amicizia con queste coppie. E un po’ alla volta è aumentato anche il loro numero. Adesso sono una trentina quelle che accolgono ex ragazzi di strada come se fossero figli loro. E una decina di questi bambini, divenuti ormai adulti, sono diventati, a loro volta, coppie e famiglie disponibili ad aiutare altri ragazzini che si trovano oggi nelle situazioni disperate da cui loro sono usciti. Dalla fraternità nata in maniera del tutto informale, sono nate così le “Coppie Kizito”, dal nome del più piccolo dei martiri dell’Uganda, che il Papa ha commemorato durante il suo recente viaggio in quel Paese, e quindi l’ong Kizito, riconosciuta a livello nazionale». La guerra, però, ha complicato tutto. Ma queste famiglie non hanno desistito, nonostante i problemi enormi. «Anzi – dice suor Elvira – durante il conflitto si sono ancora più unite e sostenute tra di loro. Anche a rischio della vita».

 

La religiosa racconta di un papà del gruppo che, avendo visto in strada una donna incinta in grave difficoltà, l’ha portata immediatamente all’ospedale. Per la donna, tuttavia, non c’è stato niente da fare. E la neonata di appena un chilo è stata accolta da lui e sua moglie, perché i nonni al villaggio non avevano niente. L’hanno chiamata Elvira e l’hanno tenuta con loro, anche quando sono dovuti scappare in foresta per via degli scontri. La bambina, però, si è ammalata e quando l’hanno portata in ospedale non c’era nessuno che potesse curarla. Impossibile poi andare a Bangui, per via dell’insicurezza e dei posti di blocco dei ribelli. La bambina è morta ed è morto anche il papà adottivo, pure lui ammalato e senza cure. «Moltissime persone in Centrafrica sono morte direttamente a causa della guerra – commenta triste suor Elvira -, ma molte di più continuano a morire perché non hanno da mangiare o non possono curarsi adeguatamente quando sono malate». Per far fronte a questa situazione di povertà, che si è ulteriormente aggravata in questi ultimi anni – e per dare una prospettiva di futuro ai suoi ragazzi – suor Elvira aveva avviato anche un Centro di formazione agricola, con un programma educativo e un altro di lavoro vero e proprio. «Come possiamo pensare di impedire a questi giovani di arruolarsi nei gruppi ribelli se non offriamo loro un lavoro su cui costruire la loro vita?- si interroga la religiosa -. E come possiamo pretendere che quelli che sono stati arruolati lascino quella vita di violenza, cercando di sopravvivere usando la forza? Solo con l’istruzione e il lavoro possiamo pensare di costruire qualcosa di buono e positivo. Ma sono pochi quelli disponibili ad aiutare in questo senso. Anche le grandi agenzie umanitarie ti ascoltano se chiedi aiuti di emergenza, ma se cerchi di realizzare qualcosa di duraturo spariscono tutti».

 

Suor Elvira è amareggiata, ma non si scoraggia. Nel maggio dello scorso anno, è stata costretta a chiudere il Centro agricolo per mancanza di fondi, usati tutti per far fronte alle gravi necessità imposte dal conflitto. Ma non si arrende. «Non riesco a darmi pace. Questo Centro rappresenta davvero un investimento sul futuro». Gli avvenimenti degli ultimi mesi le danno una nuova carica. Ma c’è bisogno della solidarietà di tutti. «Dopo che i riflettori si sono posati fugacemente su questo Paese durante la storica visita di Papa Francesco, non dobbiamo lasciare di nuovo cadere il Centrafrica nell’oscurità dell’oblio»

 

 

 

 

28/01/2016  Suor Elvira Tutolo: la suora che aiuta i bambini a diventare uomini

“Sara mbi gazo”. Tradotto in italiano vuol dire “Aiutami a diventare uomo”. E’ il nome assegnato al centro educativo agricolo-pastorale di Berberati, Repubblica Centroafricana, nel quale lavorano alcuni dei ragazzi seguiti dal progetto Kizito”, sostenuto dal 2006 dalla Fondazione Un Raggio di Luce Onlus e alla cui guida c’è suor Elvira Tutolo, 60 anni, termolese. In queste quattro parole c’è tutta l’opera di missionaria di suor Elvira. Un’opera che lei stessa definisce con una metafora. «Insegniamo a questi ragazzi a pescare e non diamo loro un pesce ogni giorno».

 

Il progetto Kizito si pone come obiettivo l’inserimento dei ragazzi di strada in famiglie locali di accoglienza raccolte intorno all’ONG Kisito ridando dignità a ragazzi in stato di orfanità, con particolare attenzione ai minori che si trovano in conflitto con la giustizia perché sottoposti a procedimenti penali in seguito a piccoli atti di criminalità ordinaria o accuse di stregoneria, e ad ex-bambini soldato delle bande armate locali.

Non mero assistenzialismo quindi, ma fornire conoscenze e strumenti per poter costruire da soli la propria esistenza. «Molti di loro vengono accusati di essere degli stregoni. Sono accuse senza fondamento scientifico. Ci sono delle persone che possono, secondo la legge, accusare delle altre. Spesso le vittime sono le persone più deboli, come ragazzi e donne anziane. La pena spesso è la galera» afferma Suor Elvira «Essendo Kizito una Onlus possiamo far sì che i ragazzi trascorrano del tempo da noi a scopo sociale, invece che in carcere». Nonostante la crisi umanitaria e la guerra civile in corso in Centrafrica, suor Elvira non ha mai lasciato il Paese ed i suoi "Kizito". 

 

Dona ora anche tu per sostenere, insieme a noi, suor Elvira, le mamme, i papà e i ragazzi di Kizito.    

 

 

 

 

 

 

22/01/2016  Combattere la malnutrizione nelle Filippine

 

La malnutrizione rimane un grave problema per milioni di bambini nelle Filippine.

Attualmente il Paese è tra i primi dieci al mondo per il maggior numero di bambini malnutriti: 2,7 milioni di bambini filippini non hanno cibo a sufficienza e vivono in famiglie poverissime mentre 1,5 milioni vanno a letto senza aver mangiato per l’intera giornata. Di conseguenza la maggior parte dei bambini è sottosviluppata e ciò influisce negativamente sulla loro salute, sul loro rendimento scolastico e sulla loro produttività nella vita.

Con il sostegno a distanza, possiamo garantire cibo, assistenza sanitaria, protezione ed istruzione ai bambini filippini e salvarli dagli effetti irreversibili della malnutrizione. 

 

Come funziona

Fai un’adozione a distanza con Fondazione Un Raggio di Luce e riceverai:

  • - il certificato di nascita del bambino/a;
  • - la foto del bambino/a e spesso anche della famiglia;
  • - una lettera esplicativa della situazione familiare in cui il bambino/a si trova.

Avviata l‘adozione, ti arriverà ogni 6 mesi una lettera, in italiano o in inglese, della famiglia e del bambino (a seconda dell’età) adottato.

La quota del sostegno a distanza è di 300 euro l‘anno, pagabile anche mensilmente (25 euro), trimestralmente (75 euro) o semestralmente (150 euro),tramite bonifico bancario, bollettino postale o PayPal. Scarica e compila il modulo di adesione

 

Hai bisogno di aiuto?

Chiama lo 0573.31291 oppure scrivi a fondazione@unraggiodiluce.org

 

 

 

22/01/2016  Centrafrica: metà popolazione a rischio fame

 

Metà della popolazione della Repubblica Centrafricana, quasi 2,5 milioni di persone, soffre la fame. E‘ quanto ha denunciato il Programma alimentare mondiale dell‘Onu, il Pam, sottolineando che si tratta di un numero raddoppiato rispetto a un anno fa. Questo a causa del conflitto e dell‘insicurezza che hanno ridotto le possibilità di accesso al cibo e la sua disponibilità.

 

 

Tre anni di crisi hanno stremato la popolazione. Le famiglie sono state molto spesso obbligate a vendere ciò che possedevano,a non mandare i figli a scuola, in alcuni casi a mendicare. "Dopo essere stati cacciati dal nostro villaggio siamo arrivati a Saint Saveur - racconta una donna - siamo qui da quattro mesi, abbiamo molte difficoltà, ho sette figli e nessuno che mi aiuti. Mio marito è scomparso". In base alla recente verifica effettuata dal Pam, nel paese una persona su sei combatte contro una malnutrizione grave o molto grave, mentre oltre una persona su tre è "moderatamente" malnutrita e non sa come procurarsi il prossimo pasto. 

Secondo l‘agenzia dell‘Onu, il raccolto 2014-2015 è stato povero e i prezzi alimentari rimangono alti dal momento che gli agricoltori non hanno potuto coltivare i campi a causadell insicurezza, con centinaia di migliaia di persone costrette a fuggire, abbandonando abitazioni, terre e mezzi di sostentamento.

 

La Fondazione Un Raggio di Luce Onlus continua a sosterene suor Elvira Tutolo e la sua organizzazione Kizito per salvare i bambini e i ragazzi centrafricani dalla strada attraverso il reinserimento e l‘accoglienza in famiglie locali.

Aiutali con una donazione 

 

 

 

19/01/2016  Noi siamo con Saverio Tommasi

 

Abbiamo appreso sia dal web che su Repubblica di oggi dell’attacco a Saverio Tommasi, giornalista di Fanpage, difensore di chi reclama diritti negati, degli ultimi e della legalità, amico e collaboratore della Fondazione Un Raggio di Luce Onlus. 

 

La Fondazione Un Raggio di Luce Onlus, come altre migliaia di persone, esprime la propria solidarietà, stima e vicinanza a Saverio e alla sua famiglia. Troppo spesso teppisti, estremisti, membri di gruppi che fanno del branco la loro forza usano il web per intimidire e impaurire le persone ma, al di là di una comprensibile inquietudine, Auguriamo a Saverio, che stimiamo molto e di cui appreziamo molto l‘operato, di recuperare presto la sua serenità e di continuare ad operare come al solito.

 

 

 

 

 

19/01/2016  Burkina Faso, un pozzo per la comunità rurale di Kario

 

663 milioni di persone nel mondo vivono senza acqua pulita. Praticamente quasi 1 persona su 10 in tutto il mondo. La maggior parte vive in zone rurali isolate e ogni giorno impiega ore a piedi per raccogliere l‘acqua. Inoltre la mancanza di acqua porta spesso malattie e cattive condizioni igieniche. Per tutte queste ragioni la Fondazione Un Raggio di Luce Onlus lavora per portare acqua potabile alle comunità rurali che significa anche portare istruzione, reddito e salute - soprattutto per le donne e i bambini.

 

 

Le 300 famiglie del villaggio di Kario in Burkina Faso non avevano acqua potabile e le donne percorrevano chilometri e chilometri più volte al giorno per raggiungere il pozzo più vicino, sotto temperature alte, con bimbi piccoli da gestire e trasportando carichi pesanti. Così accanto al centro multi-funzionale utilizzato per le visite ginecologiche e i corsi di alfabetizzazione, la Fondazione Un Raggio di Luce Onlus ha costruito un pozzo. Quella che per tutti noi è una semplice pompa per i gli abitanti di Kario è molto di più perché permette alle bambine di impiegare il loro tempo andando a scuola e alle donne di prendersi cura dei figli, del piccolo orto e degli animali oppure di dedicarsi ad attività economiche e commerciali, fondamentali per il benessere della famiglia e le piccole spese quotidiane. Riabilitare o costruire pozzi significa anche e soprattutto fare in modo che queste infrastrutture funzionino adeguatamente e siano utilizzate correttamente nel tempo. La formazione sulla gestione dell’acqua, la manutenzione del pozzo e le pratiche di pulizia ed igiene da seguire hanno reso consapevoli gli abitanti del villaggio sulle malattie causate dall’inquinamento dell’acqua migliorando le condizioni di salute della comunità, soprattutto delle donne e dei bambini.

 

Dare acqua potabile ad una comunità rurale isolata come quella di Kario significa portare salute, educazione, tempo, opportunità, vita, equità e speranza.

Adesso è il tuo turno: con una piccola donazione puoi aiutarci a donare acqua e molto di più a centinaia di persone. Dona ora

 

 

 

13/01/2016  Tanzania: la Fondazione rinnova il suo impegno nel Paese

 

La Fondazione Un Raggio di Luce Onlus torna in Tanzania, uno dei Paesi più stabili dell’Africa ma caratterizzato da non pochi problemi sociali. Dopo vari interventi in ambito educativo e di tutela dei minori, la Fondazione rinnova il suo impegno nel Paese con l’obiettivo di ridurre la mortalità materna e neonatale e garantire l’accesso ad un servizio idrico di qualità per le comunità rurali attraverso due nuovi progetti realizzati in collaborazione con Medici con l’Africa CUAMM e il Centro Mondialità Sviluppo Reciproco. 

 

Secondo l’Indice di Sviluppo Umano dell’UNDP la Tanzania si colloca alla 159° posizione su 187 Paesi presi in considerazione. La povertà è senza dubbio pervasiva e profonda, caratterizzata da bassi redditi ed investimenti, alta mortalità, apporto nutrizionale insufficiente, basso adempimento scolastico, esclusione dai processi sociali, economici e politici. Secondo gli ultimi dati Unicef, infatti, solo il 53% della popolazione ha accesso all’acqua potabile e l’11% ha accesso ai servizi sanitari di base. La mortalità infantile tocca 52 bambini ogni 1000 nati vivi, mentre la mortalità materna riguarda 410 donne ogni 100.000 bambini nati vivi (Fonte OMS).

 

I progetti 

Nel distretto di Kilosa, regione di Morogoro, la Fondazione Un Raggio di Luce Onlus supporterà il rafforzamento dei servizi sanitari per ridurre la mortalità materna e neonatale. Le venti unità sanitarie periferiche del distretto non sono in grado di offrire servizi di qualità alla popolazione, soprattutto alle mamme e ai loro neonati. Per questo si cercherà di realizzare un sistema appropriato che colleghi le unità sanitarie periferiche (Dispensari e Centri di Salute) all’Ospedale St. Kizito di Mikumi garantendo l’accesso alle cure sanitarie per le circa 4.800 donne gravide attese all’ospedale nell‘anno.

Approfondisci il progetto

 

Nel distretto di Bahi, regione di Dodoma, la Fondazione si occuperà di servizi idrici attraverso la costruzione di due pozzi capaci di garantire acqua potabile a circa 2000 persone, di educazione all’uso responsabile dell’acqua e buone pratiche di pulizia e igiene per la prevenzione di patologie. La mancanza di un sistema idrico adeguato causa infatti gravi problemi di salute soprattutto ai bambini. Garantire l’accesso all’acqua significa infatti garantire altri diritti fondamentali: alla salute, all’educazione, allo sviluppo economico, alla dignità, all’inclusione.

Approfondisci il progetto 

 

 

 

04/01/2016  Elezioni in Centrafrica. L‘intervista a suor Elvira Tutolo

 

Elezioni generali nella Repubblica Centrafricana. Quasi due milioni gli elettori chiamati alle urne sotto il controllo di osservatori dell’Onu. Il Paese deve scegliere presidente e parlamento dopo quasi tre anni di violenze interne che hanno stremato la popolazione.

 

Sulle sfide che attendono i prossimi vertici di una delle nazioni più povere al mondo, Giancarlo La Vella ha intervistato suor Elvira Tutolo, da 15 anni missionaria in Centrafrica tra le Suore della Carità di Santa Giovanna Antida e presidente fondatrice della organizzazione Kizito, che dal 2001 lavora per salvare dalla strada bambini in grave difficolta, orfani, con problemi legali, abbandonati e sovente accusati di stregoneria dai parenti più stretti, attraverso il reinserimento in famiglie locali. 

Ascolta l‘intervista e scopri di più sul progetto Kizito di suor Elvira.

 

Invia il tuo sostegno a suor Elvira e alla sua ONG Kizito!

Puoi fare un versamento sul conto corrente bancario della Fondazione Un Raggio di Luce Onlus, IBAN: IT95I0626013827000002594C00 o sul conto corrente postale n° 59472357 con causale "Progetto Kizito - RCA" oppure online attraverso il nostro conto Paypal.

 

 

 

 

 

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